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Adriana Merenda ripropone il gusto del fantastico

I sette racconti vanno letti d’un fiato. Solo così, riguadagnata la realtà dopo un’oretta di "full immersion", viene spontaneo cullare la convinzione che, no, il computer non riuscirà ad ingoiarsi il fascino esercitato dal libro. [...]
L’autrice, la cui forte propensione per la cultura classica passa attraverso il filtro di una passione mediterranea che la lunga permanenza in Trentino non ha cancellato, riesce a far calare il lettore con immediatezza nel mondo dei suoi personaggi, ma anche nei loro tratti, evitando però di costringerli in caratteristiche così rigide da impedire il librarsi della fantasia. Analoga operazione riesce anche all’illustratrice del libro, Pia Valentinis che ne interpreta le vicende con discrezione e sobrietà. I richiami ad un mondo classico fatto di re, menestrelli, crociati, cavalieri senza macchia vengono coniugati con il disincanto che è proprio dei bambini moderni, con la loro capacità di dare un’anima ironica a mondi e personaggi che, sotto la crosta di una stucchevole bellezza, rivelano un vuoto esistenziale. [...]
Punzecchio, protagonista di un bel racconto, è disposto a rinunciare a ogni ricchezza e al titolo pur di far contenta la donna che alla fine diventerà sua sposa. In questo cammino che lo vede dismettere l’abito de privilegio, viene meno il disagio per un ruolo di sovrano che, pur concedendogli ogni potere, non gli aveva dato alcuna tranquillità interiore. Ed infine remare controcorrente tocca anche ad Aspra di Boccasole, principessa non bella ma ricca di interiorità e di una saggezza insieme antica e moderna che la porta scoprire la ricchezza del mantenere salda la propria identità.
Le donne hanno un ruolo talmente forte in questi racconti che alla fine riescono sempre ad avere la meglio sulla cecità di uomini che si lasciano incantare da sirene, che si lasciano andare al fragore di armi. 

Eva Polli, "Alto Adige", 5 maggio 1996