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Aspra di Boccasole, il piacere della fiaba 

Sono tempi buoni, per l’editoria per ragazzi. Pur arrivando tardi a concepire l’esistenza di un mercato editoriale valido anche per queste fasce d’età, l’Italia ha fatto in fretta a recuperare il tempo perduto e in pochi anni sono comparse decine di collane per bambini e adolescenti.
Tornano nelle librerie anche le Nuove Edizioni Romane che hanno saputo riproporsi nella collana “Nuova Biblioteca dei Ragazzi” in una veste grafica più agile e nel formato tascabile (ormai d’obbligo) ripubblicando vecchi titoli di successo accanto a nomi e storie nuove, come quelle scritte dalla siciliana Adriana Merenda , che vive in Trentino, nella raccolta Aspra di Boccasole e altri racconti , pubblicati nella fascia blu, per bambini dai nove anni in poi. 
Sono sette racconti d’altri tempi e d’altri mondi, narrati con arguzia, delicatezza e sensibilità tutta femminile. In una remota famiglia reale del Settecento si svolge la storia di Aspra, principessa solitaria che non ha mai visto cosa c’è oltre le mura del castello, soltanto perché il galateo reale non lo permette. Ma ha letto libri, decine e decine di libri che l’aiutano a liberarsi da vincoli e pregiudizi che le sono imposti: rifiuterà diversi pretendenti e nonostante la sua bruttezza riuscirà ad affermare con determinazione la propria volontà e a sposare, ma quando lo decide lei, l’uomo che ha scelto ed ha saputo incantare, guarda caso, il più bello del reame. 
Ha un delizioso incedere cantilenante il primo racconto, l’incontro fra due cavalieri dai nomi simili che a causa delle ferree leggi del rituale cavalleresco, riescono a scatenare da un battibecco “la Guerra dei Trent’anni, delle Tre Rose e delle Tre Corone Unite”. A questi cavalieri, un po’ sciocchini per la verità, vengono singolarmente concesse diverse possibilità di evitare lo scontro, perché ogni volta alla fine della storia un “Altrimenti cosa sarebbe successo?” li fa tornare all’inizio. Ma solo dopo aver trovato varie nuove cause di scontro si metteranno d’accordo grazie all’arrivo di due provvidenziali damigelle da sposare.
Tutto improntato sugli assurdi meccanismi scatenati dal pregiudizio e dalla paura del diverso il bellissimo racconto “Il falò”, in cui "il mostro" risulta essere soltanto un omaccione triste e solo, insultato ma temuto dai vicini.
L’autrice è brava a creare l’atmosfera e i toni delle antiche fiabe orali, piccole saghe che per generazioni sono state rielaborate e raccontate ai bambini di tutti i tempi. Ci riesce grazie a un linguaggio semplice, a tratti cantilenante, ma ricco di parole e immagini suggestive. 
Visita i luoghi soliti dell’immaginario infantile: cupi boschi, castelli, aguzze scogliere, tristi principesse, streghe sirene e cavalieri, ma tende a staccarsi dallo stereotipo, se non a ribaltarlo: così la principessa brutta non è per forza cattiva, il matrimonio non è in cima ai suoi pensieri, l’orco pensa ai suoi figli sepolti da una valanga e non a cuocere i figli altrui, per una volta persino le streghe accomodano le cose creando storie d’amore invece di offrire in giro mele avvelenate, e infine chi disobbedisce non è detto che venga mangiato dal lupo, anzi, il più delle volte si apre la porta verso al libertà. 

F.D.S., "L’Adige", 27 giugno 1996