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I ragazzi domandano

D:
Quanto tempo dedica ogni giorno alla scrittura?

R: Alcune ore al mattino, ma non con regolarità. Di fronte alla scrittura non posso sentirmi costretta da un’abitudine. Però, quando sto scrivendo un romanzo, tendo a pensarci continuamente. Diciamo che la storia e la ricerca di soluzioni narrative mi accompagnano anche nei momenti in cui non scrivo. Allora prendo appunti veloci.

D: Quanto tempo impiega per scrivere un libro?

R: Dipende. I primi libri li ho scritti molto lentamente, rubando briciole di tempo al mio lavoro. Per il Borgomastro di Francoforte ho impiegato quasi un anno. Un tempo lunghissimo, ma comprendeva anche il lavoro minuzioso e attento della revisione. I libri più recenti li ho scritti in alcuni mesi, ma la revisione del testo ha richiesto ugualmente molto tempo. Un libro appassiona non solo per la storia che narra, ma soprattutto per il modo in cui la storia viene raccontata.

D:
Scrive a mano o al computer?

R: Scrivo al computer, a mano prendo solo qualche appunto. Per la mia esperienza, il computer è insostituibile: cambia la qualità della scrittura. Il poter "vedere" la pagina stampata mentre scrivo mi dà una immediata percezione della resa stilistica.

D:
Quali libri leggeva da piccola?

R: Allora per i bambini non c’era la vasta produzione di libri che c’è ora e si leggevano molto i classici. Ricordo Il richiamo della foresta, La Capanna dello zio Tom, Piccole donne, I ragazzi della via Pal, I pirati della Malesia, Incompreso, L’isola del tesoro. Li ho conservati tutti. Alcune di queste storie erano commoventi. Allora c’era una sorta di "pedagogia del pianto". Anche i film che ci proiettavano a scuola nelle occasioni importanti spesso ci facevano piangere.

D:
Quale dei suoi libri le piace di più?

R: Non saprei scegliere. Trovo belli i due libri di racconti Aspra di Boccasole e Il palazzo del principe di Ik, che forse sono i meno letti. Mi piace la scherzosa ironia del Borgomastro di Francoforte. Mi piace la descrizione del mare nella Conchiglia magica e del bosco nel Mistero delle Luccipietre. Ma potrei citarli tutti, in tutti trovo aspetti che mi piacciono.

D: Nei suoi libri ha descritto di più il mare o la montagna?

R: Sia il mare che la montagna appartengono alla mia esperienza di vita. 
Ho descritto il paesaggio di montagna ne Il mistero delle luccipietre e in alcuni racconti.
Per diversi anni ho scritto storie per ragazzi senza pensare di ambientarle in posti di mare e a un certo punto ho sentito il bisogno di farlo. E’ stato un ritornare con la fantasia ai luoghi dell’ infanzia. Così ho immaginato tre avventure estive in un paese di villeggiatura sulla costa tirrenica della Sicilia. I romanzi sono: La conchiglia magica, La notte dell’eclisse di luna e Ritorno alla casa saracena. Quindi per il momento prevale la descrizione di paesaggi marini. 

D: Per creare i suoi personaggi si è mai ispirata ai suoi figli?

R: A volte sì, ma parzialmente, cioè descrivendo alcuni aspetti del loro carattere. Per esempio, il personaggio di Bettina, la ragazzina esploratrice del Mistero delle Luccipietre, rispecchia mia figlia Giulia, mentre Fabio, la piccola peste del suo amico ficcanaso, un suo compagno di giochi. 
Però c’è un libro in cui ho descritto in modo scherzoso tutta la mia famiglia, ed è Un giorno speciale. Nel ruolo di mamma mi prendo un po’ in giro. 

D: Quando comincia a scrivere, si propone di dare un messaggio ai ragazzi?

R: No, mai. Se lo facessi, scriverei un articolo di giornale, una relazione, un saggio. Cioè altro. Il testo narrativo deve costruire una situazione, sviluppare una storia. Io abbozzo un inizio e ho una vaga idea dello sviluppo dei fatti. Scrivo con lentezza. I messaggi restano impliciti ma ci sono, perché ogni storia ci insegna qualcosa. Se è realistica, presenta modelli di comportamento con i quali confrontarci. Se è fiabesca oppure metaforica, crea suggestioni, accende la fantasia, ma ci fa ugualmente riflettere.

D: Preferisce scrivere o leggere?

R: Io sono stata anzitutto una grande lettrice. Negli anni della scuola media, cioè alla vostra età, leggevo Pirandello, cosa che non vi raccomando di fare. Avrete tempo. Io pescavo nella biblioteca di casa quello che c’era. Allora i libri circolavano meno di oggi, non c’erano biblioteche pubbliche, non c’era una ricca proposta editoriale per ragazzi, la scuola era molto diversa.
Mi dedico alla scrittura per ragazzi solo da alcuni anni e non con continuità. Quando scrivo ho meno tempo per leggere, ma non vorrei scegliere tra le due attività. Sono entrambe importanti. 
 
D:
Se comincia a leggere un libro e non le piace, cosa fa? 

R: Non lo chiudo subito. Gli lascio qualche possibilità e proseguo per un paio di capitoli. Poi, se continua a non piacermi, lo chiudo. La lettura non deve essere una sofferenza. Però a volte mi è successo che, ricominciando a leggerlo dopo un po’ di tempo, un libro mi sia piaciuto. Dunque non sempre il rifiuto dipende dalla mediocre qualità narrativa del testo, ma dalla nostra ‘indisposizione’ ad accostarci in quel momento a quella storia.

D: Come si diventa scrittori?

R: Non ci sono ricette, solo alcune indicazioni di massima. Anzitutto bisogna sentire il desiderio di raccontare una storia. Si può farlo in modo semplice, anche ingenuo, e tutto finisce lì, cioè in un cassetto. E va bene. Ma se si vuole pubblicare quella storia, allora bisogna anche "saperla scrivere" cioè fare scelte stilistiche consapevoli. Per questo è importante la lettura, e il consiglio che vi do è di leggere molto.
Quando diventerete lettori consapevoli, cioè lettori che non corrono alla fine del libro per sapere come va a finire, ma indugiano e apprezzano la qualità della scrittura, allora di fronte al foglio bianco vi porrete delle domande, del tipo: da quale fatto comincio? Quali tempi narrativi scelgo? Che linguaggio adopero? Dove mi colloco, io autore, rispetto ai personaggi? A lettori di quale età mi rivolgo? Eccetera. E vi accorgerete che la stessa storia può essere scritta in modi molto diversi. Dovrete sceglierne uno, rimanendo coerenti alla scelta.