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Intervista di Ettore Iacono, Festalibro, Capo d’Orlando, giugno 2005

2. A PROPOSITO DI SCUOLA E LETTURA

D: Lei ama molto le descrizioni, la parte lirica del testo, e riesce a dipingere quadri. Ma i ragazzi oggi sembrano preferire il ritmo rapido della televisione, quindi leggono sempre meno. Le famiglie sono distratte, i ritmi di vita sono sempre più intensi, Internet incalza. Ma io le chiedo: dove manca la scuola?

R: La televisione e Internet sono strumenti importanti, non si può pensare che un ragazzo possa farne a meno. Occorre solo farne buon uso, restarne ‘padroni‘. 
La scuola può fare molto. Io penso che gli insegnanti che hanno amore per la lettura riescano a trasmetterlo agli studenti. L’importante è non stancarli con estenuanti analisi  testuali. E se un ragazzo non si appassiona alla lettura di testi di narrativa, nessun problema, leggerà libri di altro genere. C’è sicuramente qualcosa di interessante per lui, basta aiutarlo a cercare. Vede, solo se la lettura è una piacevole scoperta può diventare, nella vita, una compagna inseparabile. 


D: Qualche consiglio concreto agli insegnanti ? 

R: Ognuno deve misurarsi con le situazioni in cui si trova a lavorare. Però c’è un tasto su cui gli insegnanti possono agire: ai ragazzi piace molto scrivere, non il tema in classe ma le storie che hanno dentro, i loro versi, i loro racconti. Se il ragazzo viene stimolato a fare questo attraverso esempi e modelli, capisce che arriva alla ‘buona’ scrittura (cioè alla scrittura esperta) attraverso la ‘buona’ lettura, e che quindi le due cose si collegano. Allora comincia a leggere con un atteggiamento diverso, apprezza modi e qualità della scrittura, nota quello che prima non notava. Sono passi molto graduali e lenti, naturalmente. 

D: Quindi bisogna educare i bambini già dalle prime classi all’ascolto di fiabe e racconti, per poi passare alla scrittura con le filastrocche, le rime... 

R: Sì, la poesia in rima è uno strumento utilissimo per avvicinare il bambino alla scrittura e quindi all’attenzione alla parola. Perché anche formulando una semplice filastrocca il bambino deve trovare la parola ottimale e, quando la trova, impara che è insostituibile. Capisce che qualunque altro vocabolo peggiora la situazione. Quindi fa una scelta per esclusione e perciò prende in considerazione una serie di possibilità. Pian piano il bambino comincia a formare il suo vocabolario e a capire cos’è la sinonimia. Ai ragazzi più grandi invece si possono proporre giochi di parole complessi, puntando su alcune figure retoriche: l'allitterazione per esempio, o l'onomatopea. Io l’ho sperimentato. I ragazzi si divertono e imparano. 

D: E la famiglia cosa può fare?

R. La famiglia può stimolare molto, fin dai primi anni. I genitori che raccontano,  che leggono, che propongono libri, avvicinano i figli alla lettura. Poi gli insegnanti fanno la loro parte. Non è facile, lo so, sono delle battaglie che a volte si vincono e a volte no. Però l’importante è crederci e farle, sia come genitori che come insegnanti.

D: Abbiamo parlato di calo di lettori. Ma in una situazione così complessa, come è possibile scrivere un libro e farselo pubblicare?

R: Io continuo a credere nell’importanza della lettura, e questo mi sostiene nella mia attività di scrittrice. Poi le case editrici fanno le loro scelte, guardando sia alla qualità del libro sia al mercato. Io ho avuto la fortuna di pubblicare il primo libro, sebbene fosse una raccolta di racconti (ho scoperto dopo che le case editrici non amano pubblicare libri di racconti perchè, in genere, sono meno richiesti dai lettori) grazie al coraggio editoriale di Gabriella Armando delle Nuove Edizioni Romane. Una successiva raccolta di racconti, Il palazzo del principe di Ik, aspetta ancora di essere pubblicata. 

D: Un’ultima domanda: se fosse rimasta al sud, cosa pensa che sarebbe cambiato in relazione alla sua scrittura? Insomma, se non avesse preso quel treno...

R: E' una domanda a cui è impossibile rispondere. Di sicuro non avrei scritto del mare con questa nostalgia, né avrei saputo immaginare l'atmosfera magica del bosco. Forse avrei scritto altro, o forse nulla. Chissà! Comunque, penso che i treni bisogna prenderli… Non con biglietto di sola andata, naturalmente!